lunedì 26 gennaio 2026

La farfalla impazzita. Dalle fosse Ardeatine al processo Priebke, di Giulia Spizzichino e Roberto Riccardi

Giulia Spizzichino, definita affettuosamente da un amico la farfalla impazzita per non aver mai saputo dimenticare la deportazione e la morte dei suoi familiari e di conseguenza per non aver mai trovato pace durante tutta la sua vita, scrisse, insieme al generale dei Carabinieri Roberto Riccardi, un libro autobiografico, uscito nel 2013. Ad esso ispirato, seguì poi nel 2025 uno sceneggiato di Rai Fiction.

Giulia, la prima di cinque bambini, era una ragazzina timida che, in quanto primogenita, si sentiva obbligata a crescere troppo in fretta. A parte questo, la sua vita scorreva tranquilla, tra la scuola, gli affetti e le grandi feste da vivere tutti insieme, grandi e piccini, in una numerosa famiglia ebraica del quartiere romano del Testaccio. Quando, nel 1938, entrarono in vigore le leggi razziali contro gli Ebrei, Giulia, undicenne iscritta al primo anno dell'Avviamento Commerciale, per la prima volta prese coscienza del suo essere ebrea, quasi fosse una colpa che la rendeva diversa ed estranea nella stessa sua città.

Racconta Giulia: «Ero brava a scuola, non capivo perché mi avesse convocata il preside. Ma non mi spiegò nulla, solo mi disse che il mattino dopo sarei dovuta tornare a scuola accompagnata da un genitore». Così, il giorno seguente, insieme alla sua mamma, la ragazzina seppe che una circolare del regime fascista aveva stabilito che gli alunni di origine ebraica non avrebbero più potuto frequentare le scuole statali, riservate agli ariani. Dolore e umiliazione iniziarono da quel momento e ad essi, ben presto, seguì la tragedia: sette familiari di Giulia furono assassinati alle Fosse Ardeatine e più tardi altri diciotto suoi parenti, tra i quali il cuginetto Giovanni di soli due mesi, furono deportati ad Auschwitz. Non tornarono mai più.

Soltanto molti anni dopo Sam Donaldson, giornalista dell’emittente americana ABC, avendo saputo che Priebke, responsabile con Kappler dell'eccidio delle Ardeatine, viveva in Argentina a San Carlos de Bariloche, si mise in contatto con Giulia affinché con il suo appoggio venisse chiesta nella forma dovuta l’estradizione del criminale nazista per crimini contro l'umanità. Giulia sostenne in ogni modo la richiesta, recandosi personalmente in Argentina. Se il primo tentativo di estradizione fallì, il secondo, nel 1995, andò a buon fine. Il libro è corredato da un'appendice che riporta le generalità di tutte le vittime della famiglia di Giulia e una commovente documentazione fotografica.

"Ora chissà dove riposano i Di Consiglio, che non avevano fatto del male a nessuno. Di certo sono in pace. Giulia però se li vede sfilare accanto in silenzio ogni notte. Ogni singola notte della sua vita" scrive Roberto Riccardi nella prefazione al libro dedicato alla vita di una donna tormentata e coraggiosa, custode di affetti e memorie.

G. Spizzichino/R. Riccardi, La farfalla impazzita, Giuntina 2013




 

sabato 24 gennaio 2026

Il silenzio della libertà. Vita di Engles Profili medico e partigiano, di Renato Ciavola

Il 2 ottobre 1905 nasce a Fabriano un bambino dal nome inedito e strano di Engles. I genitori, Maria e Giambattista, in verità, vorrebbero chiamarlo Engels, in omaggio a Friedrich Engels, filosofo e sociologo tedesco che, insieme a Marx, fondò il marxismo classico. Ma sia l'anagrafe comunale che il parroco si oppongono. I genitori, rassegnati, danno al pargolo i nomi di Lorenzo Alessandro Engles. Grazie a una semplice inversione di lettere dell'alfabeto l'omaggio rimane e il bambino sarà Engles per sempre: un nome eccezionale per una personalità eccezionale. Engles Profili, scolaro e poi studente modello, non dimentica gli insegnamenti politici e sociali ricevuti in famiglia, di tradizione socialista. Negli anni di ascesa del fascismo, al Liceo Classico Giacomo Leopardi di Macerata, Engles frequenta gruppi socialcomunisti e per questo subisce violenze e anche un arresto. Ma non cambia idea. Terminato il liceo si iscrive alla facoltà di medicina perché "vuole diventare un medico che sappia stare in mezzo alla popolazione più umile, per aiutarla a difendersi dallo spettro della tubercolosi".

Studia medicina, Engles, senza mai abbandonare l'impegno politico e inizia a collaborate a L'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. La militanza politica nel 1926 gli costa il confino, prima a Lagonegro, poi a Lipari. Solo l'istanza di suo padre al Ministero dell'Interno gli consente di lasciare la piccola isola e di proseguire gli studi alla Facoltà di Medicina di Messina fino alla laurea, nel 1929. Può così ritornare a Fabriano e cominciare a dedicarsi alla professione, con dedizione e successo. È sempre controllato dalla polizia politica, fino a quando fa "atto di sottomissione" al regime, come altri suoi compagni di fede, che avevano sposato questa tattica cercando di costruire dall'interno un'opposizione clandestina al fascismo. Poi arrivano le guerre a incendiare l'Europa, quella di Spagna e la seconda guerra mondiale. Engles nel 1941 viene inviato a Pola, nell'Istria. Dopo l'8 settembre 1943 riesce fortunosamente a rientrare a Fabriano e, a furor di popolo, diviene responsabile del partito comunista cittadino. Da allora il suo ambulatorio non è più solo un presidio medico, ma anche un luogo di riunioni e di incontro per l'organizzazione di un profondo lavoro politico. Questa attività non sfugge ai fascisti repubblichini, che scatenano contro Engles violenza e vendetta. È sottoposto a interrogatori e torture. Il suo silenzio salva i compagni, ma il suo corpo paga e viene trovato, martoriato distrutto e profanato da percosse e da numerosi proiettili, alla periferia di Fabriano il 23 aprile 1944, un anno e due giorni prima della Liberazione e della rinascita morale e civile dell'Italia. 

Renato Ciavola racconta in questo coinvolgente graphic novel la vita esemplare del medico e partigiano Engles Profili trasmettendo a lettrici e lettori il medesimo coinvolgimento che la vicenda del suo concittadino suscitava in lui durante la stesura del libro e oltre. Contribuisce a questo effetto anche lo stile delle immagini coerenti e accurate, capaci di rendere l'atmosfera di anni lontani, ora con nuances color seppia, ora, quando il dramma incalza e il sangue è versato, con macchie di colore rosso vivo. Un'appendice approfondisce alcuni fatti storici e offre una panoramica del lavoro dell'artista con la pubblicazione di studi e sketch. Il libro si propone, per esplicita volontà dell'autore di "comunicare più facilmente con le giovani generazioni", ma la lettura può risultare interessante per tutti coloro che confidano, malgrado tutto, nella storia maestra di vita. 

R. Ciavola, Il silenzio della libertà, Youcanprint 2025


giovedì 22 gennaio 2026

Le coq de Renato Caccioppoli, di Jean-Noël Schifano

Il 5 maggio 1938 Hitler e Mussolini sfilano attraverso la città di Napoli nella quale si sprecano stendardi raffiguranti croci uncinate e fasci littorii. Renato Caccioppoli decide di opporsi a modo suo all'oscena parata o, meglio, mette in atto una sua personale e dissenziente parata. Chiede al suo più brillante allievo e collaboratore Carlo Miranda di procurargli un gallo dal piumaggio colorato e smagliante. Quindi assicura il pennuto in un guinzaglio e passeggia con lui per la città. Perché? Perché il regime fascista aveva vietato agli uomini di portare a passeggio cani di piccola taglia. L'assurdo, ridicolo provvedimento si proponeva di salvaguardare in tal modo "la virilità" del maschio, in quanto i cagnolini erano ritenuti una compagnia adatta soltanto alle signore.

Si legge, tra l'altro, sulla quarta di copertina del nostro libro: "Nel pieno trionfo del nazismo, dinanzi agli occhi dell'intero popolo e dell'Europa tutta che urlano alla guerra e dinanzi a un'Italia che, in quello stesso anno, ha votato le leggi razziali, un uomo si ribella, con ironia sul volto e nel gesto, e mette in ridicolo il razzismo, il conformismo, la sottomissione, la bestialità". E non basta. Arrivato al caffè Gambrinus, mentre la parata prosegue Caccioppoli canta La Marsigliese: "il canto si ode e alcune parole perfino si distinguono fino alla piazza Trento e Trieste, fino al San Carlo, grazie al silenzio stupefatto che cala a poco a poco sulla folla". Caccioppoli poco dopo questa sua performance viene arrestato.

Mimmo Grasso ha illustrato compiutamente tutta la valenza di questo gesto su Il Manifesto del 12 gennaio 2024: "mettere in mostra un volatile ricorda Diogene, il «barbone» che, alla definizione stoica di «uomo» come «bipede senza penne», portò nella Stoà un pollo spennato dicendo: «questo è un uomo»? Il gallo è altresì, notoriamente, simbolo di virilità (messaggio ironico verso la legge che vietava i cani di piccola taglia); il gallo, altresì, è l’emblema storico della Francia (La Marsigliese, la Rivoluzione, La Comune); appartiene, infine, alla schiera dei gallinacei sacri a Demetra, dimorante periodicamente nell’Ade ed è dall’Ade che escono Mussolini ed Hitler. Una lunga tradizione, infine, vede contigui il gallo e Pulcinella".

Caccioppoli (Napoli, 1904-1959) è considerato uno dei più grandi matematici italiani della prima metà del secolo scorso per una serie di contributi decisivi nell'ambito della teoria delle funzioni di variabile reale e nell'ambito dell'analisi funzionale. Nipote del fondatore del movimento anarchico Michail Bakunin, eccellente pianista, affabulatore e poliglotta, il Caccioppoli di Jean Noël Schifano non è solo un genio (’O Genio, lo chiamava il popolo) ma un uomo di grande coraggio e di grandi ideali, elementi presenti in tutta la sua vita, anche in un gesto apparentemente bizzarro come quello di andarsene a spasso con un gallo al guinzaglio.

(Il libro in Italia è edito da Colonnese)

J.N. Schifano, Le coq de Renato Caccioppoli, Gallimard 2018

martedì 20 gennaio 2026

Grande abbastanza, di Regina Linke

Ah-Fu vive in un meraviglioso paese di rosee ninfee e di torrenti ricchi di pesci, di dolci colline e di boschetti di bambù. Ah-Fu è un bambino piccolo, così piccolo che spesso si perde, specialmente nelle sue fantasie. Quando il nonno lo chiama per avvisarlo che il suo papà è dovuto andare in città e dirgli che dovrà essere lui a portare a casa il bue quella sera, il bambino lo guarda stupito: sarà capace di fare quanto gli viene chiesto? Quando il nonno aggiunge “Credo che tu sia grande abbastanza da potertela cavare con un solo bue. [...] Ma non provare a salirgli in groppa. Non sei ancora abbastanza grande da reggerti”, i dubbi del bambino aumentano. Al calar del sole, Ah-Fu parte comunque per ricondurre a casa il bue e, strada facendo, ripete a se stesso le raccomandazioni del nonno. 

Un bambino piccolo, ma forse non così piccolo come gli adulti lo immaginano, deve dedicarsi per la prima volta a un compito difficile, anzi, molto difficile. Sarà grande abbastanza per portarlo a termine? Obbediente e coscienzioso, Ah-Fu si avvia seguendo i consigli del nonno e anche quelli dei saggi animali che incontra, ma il dubbio di non essere “abbastanza grande” rimane. Così, quando finalmente incontra il bue, la sua prima reazione è quella di darsi alla fuga, ma le cose non sempre sono tali e quali appaiono.

Regina Linke, autrice di questo splendido albo, è una scrittrice e artista americana, originaria di Taiwan, specializzata nell’antica tecnica pittorica cinese Gongbi, che si distingue per la precisione e l’eleganza delle immagini - dettagli compresi - e per la cura del colore. I suoi libri celebrano il folklore e la filosofia dell’Asia orientale in modo accessibile e moderno e possono essere definiti vere e proprie opere d’arte. 

La recensione si legge per intero su Mangialibri al link: Grande abbastanza | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Regina Linke, Grande abbastanza, Ubiliber 2025

venerdì 16 gennaio 2026

Carlo d'Angiò. Il sogno di un impero mediterraneo, di Sergio Ferdinandi

Carlo, ultimo dei sette figli di Luigi VIII e Bianca di Castiglia, nasce alla fine del mese di marzo del 1226 a Parigi, probabilmente nel palazzo del Louvre che suo nonno Filippo Augusto aveva da poco restaurato. Viene battezzato con il nome di Stefano, per ricordare un fratellino vissuto solo pochi mesi, però, in seguito, il suo nome viene cambiato in Carlo, di ispirazione Carolingia e non comune tra i nati della sua dinastia, la capetingia. Il bambino non conoscerà mai suo padre, che perde la vita pochi mesi dopo la sua nascita durante una spedizione militare contro i catari del Languedoc, fortemente sostenuta dalla Chiesa. Carlo, come tutti i figli cadetti, è inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Ma, in seguito alla morte prematura dei fratelli Giovanni e Dagoberto, il suo destino cambia [...]

Il saggio esce in occasione dei 2.500 anni dalla fondazione della città di Napoli, l’antica Neapolis, con l’intento di celebrare, attraverso la figura di Carlo, un periodo importante della storia della città che rivestì a lungo il ruolo di grande capitale mediterranea. Dal 1266 della battaglia di Benevento fino al 1861, anno dell’Unità d'Italia, Napoli fu, infatti, l’indiscussa capitale del Sud dell’Italia. L’azione e la personalità di Carlo I d’Angiò segnarono l’inizio di questo lungo periodo tra storia e mito nonché tra ideale cavalleresco e scaltrezza dell’azione politica. Molto ammirato fu Carlo, ai tempi suoi, ma non da tutti. Dante, ad esempio, lo include, nel Purgatorio, fra i principi negligenti e, per bocca di Ugo Capeto, lo accusa di aver giustiziato ingiustamente Corradino di Svevia dopo la conquista del regno di Napoli e addirittura di avere avvelenato Tommaso d’Aquino.

La recensione si legge per intero su Mangialibri, al link: Carlo I d’Angiò - Il sogno di un impero mediterraneo | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

S. Ferdinandi, Carlo d'Angiò, Graphe 2025


mercoledì 14 gennaio 2026

Giulia e l'anno memorabile. Una recensione di Mariarosa Bellagamba

Una lettura agile per chi si appresta a crescere, nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria.

Agile per il linguaggio scorrevole, fresco, a tratti scherzoso, vivacizzato dal curioso espediente di evidenziare una parola in ogni capitolo e commentarla per il suo suono onomatopeico o per il suo significato, con associazioni di idee, ricordi, paure propri dell'infanzia e della preadolescenza.

Agile per le immagini che la narrazione sa creare: un mondo sereno dove non mancano i problemi e le preoccupazioni per la professione piena di rischi di entrambi i genitori, per gli echi della guerra in un paese non tanto lontano, per l'incombenza dell'epidemia da Covid 19 che condiziona la vita di ciascuno: tutti problemi seri del nostro passato recente, ma vissuti attraverso la sensibilità della protagonista, Giulia, che non è più tanto bambina da non porsi interrogativi, da non affrontarli con consapevolezza, sempre sorretta e protetta da una famiglia unita e stabile e in particolare da un nonno ancora attivo e disponibile.

Agile anche per la veste tipografica chiara, pulita, con caratteri di stampa abbastanza grandi e con illustrazioni che ben si addicono al testo.

Il tutto cadenzato dai ritmi del tempo che scorre attraverso la finzione del diario che Giulia ha deciso di tenere in questo “memorabile” periodo della sua fanciullezza.

Un racconto sereno, ma non superficiale né tanto meno banale che, con leggerezza e umorismo, lascia trapelare una visione positiva della famiglia, della scuola, dell'umana società pur non nascondendo difficoltà e fatiche del vivere quotidiano.

(Mariarosa Bellagamba)

Illustrazioni di Giuseppe Guida, Edizioni Il Ciliegio 2025

Con molto piacere pubblico la recensione di Mariarosa Bellagamba, professoressa di materie letterarie, che indica i possibili itinerari di lettura e mette in evidenza le caratteristiche del diario di Giulia, riflessiva bambina poco più che decenne.

Giulia e l'anno memorabile - Eleonora Bellini - Edizioni Il Ciliegio - Libro EdizioniIlCiliegio.com

lunedì 12 gennaio 2026

Il figlio della tempesta, di Marco Buticchi

Nella notte del 10 luglio 1856 a Smiljan, in Croazia, allora parte dell'Impero Austro-Ungarico, era in corso un forte temporale, con vento di tempesta. A casa di Milutin, un prete ortodosso, non c'era solo il temporale a generare inquietudine: Georgina, sua moglie, stava per partorire il quarto figlio. Il bambino venne al mondo proprio mentre un fulmine si abbatteva a terra poco lontano dall'abitazione. Quando la levatrice presentò il neonato al padre, gli disse fiera: "È maschio ed è sano. È il figlio della tempesta. Sarà un uomo fortunato!”. Milutin, pensieroso, tracciò il segno della croce sulla fronte del picolo. Nikola Tesla era felicemente venuto al mondo in una notte buia e tempestosa. Crebbe e divenne un ragazzo molto interessato allo studio delle materie scientifiche, affascinato particolarmente dall'elettromagnetismo e da tutti gli usi dell'energia elettrica. Traferitosi negli Stati Uniti d'America, Nikola divenne famoso anche al di fuori del mondo degli specialisti grazie ai suoi studi e alle sue invenzioni, dalla comunicazione senza fili - la radio - alla disputa contro Thomas Alva Edison, sostenitore della corrente continua, mentre Tesla evidenziava i vantaggi della corrente alternata. Riconosciuto come uno dei più grandi ingegneri elettrici operanti negli USA, tuttavia, Tesla, verso la fine della vita conobbe anche l'incomprensione, l'emarginazione e la povertà. Ma, nonostante ciò, continuò a effettuare le sue ricerche fino all'ultimo. In particolare si dedicò alla misteriosa invenzione letale del "raggio della morte", che per molti anni si credette fosse scomparsa insieme con lui nel 1943.

Quando - e qui il romanzo ci conduce ai giorni nostri - nel 2023, il 7 ottobre, un attentato di Hamas colpisce un kibbutz israeliano e droni e uomini armati seminano morte e terrore tra i residenti in festa, molte persone vengono rapite. Le difese israeliane, in modo inspiegabile, non hanno funzionato e nemmeno i servizi segreti hanno fiutato quanto sarebbe successo. Tra i rapiti c'è l’ingegner Richard Goldberg con i suoi tre figli e la moglie. Ma perché rapire Goldberg, prima un anonimo ingegnere tra i tanti negli USA, poi un innocuo, pacifico israeliano del kibbutz? Oppure Goldberg è diverso da come appare? Oswald Breil, ex capo del Mossad a riposo ed ex primo ministro di Israele, viene richiamato in servizio per indagare e risolvere il caso. Mentre il primo ministro Aserovich continua a infierire crudelmente contro Gaza e i suoi abitanti, Breil dovrà liberare Goldberg e soprattutto dovrà capire di che cosa egli si occupasse effettivamente. Può essere che piani e notizie dell'arma segreta di Tesla non siano andati completamente distrutti?

La lettura di questo romanzo, che si snoda tra passato e presente, è urgente e incalzante sia per l'interesse dei temi, sia per il fatto che i capitoli riguardanti Tesla e le sue invenzioni si alternano con quelli che raccontano le drammatiche vicende dei giorni nostri in Palestina e in Israele. Chi legge si muove nel tempo e chiede al tempo di sciogliere ogni domanda, ogni attesa. Scrive Marco Buticchi in chiusura del libro: "Spesso, dinanzi a una situazione nuova, il clamore supera la realtà". Questo diceva Giulio Cesare nel suo De bello civili. Per la prima volta mi sono concentrato - almeno per la parte "moderna" del mio lavoro - sull'attualità. Non nego di aver incontrato difficoltà impreviste ogni volta che, contrariamente a quanto affermato da Cesare, il mio scritto veniva superato dai reali accadimenti". La letteratura, a volte, può precedere la realtà e perfino contribuire a illuminarla. 

M. Buticchi, Il figlio della tempesta, Longanesi 2024


giovedì 8 gennaio 2026

Dissolvenze e sussurri, di Antonio Spagnuolo

Un percorso di poesia che è tra empirismo e fantasia“ nota Carlo Di Lieto, critico letterario e docente di letteratura italiana all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nell'ampia citazione di un sua nota critica che funge da Incipit della più recente raccolta di poesia di Antonio Spagnuolo. La silloge ha un titolo emblematico che ne fa intuire immediatamente contenuti e visioni: Dissolvenze e sussurri. La dissolvenza è l'apparizione o sparizione graduale delle immagini sullo schermo ed è, insieme, l'avvicinamento oppure l'allontanamento di un personaggio in un testo narrativo. Il sussurro è quel tono di voce appena percettibile che evoca trascendenze, misteri e ricordi, ma è anche il rumore continuo, leggero ed evocativo prodotto dallo scorrere dell'acqua dei ruscelli o dallo stormire delle fronde degli alberi.

Tutti elementi presenti nelle dissolvenze e nei sussurri di questo libro, sia quando vi scaturiscono dall’inconscio e dalla memoria, quando dalla contemplazione dell'arte e della natura, quando dalla riflessione sul tempo e sulle emozioni, quando, infine, dai sentimenti più intimi e universali. Tutti li troviamo riuniti, come in una dichiarazione di poetica e d'intenti, nella lirica di apertura, Bluesky/word

Affonda nel cobalto ogni idea/ quasi a plasmare forme dell’ideale/ che rimette in asse ogni dubbio./ Ed è pervinca la mano che accarezza/ il mistero dei colori già vecchi, nel finto circuito delle illusioni./ È indaco il segreto che traspare/ nel continuo sofisma dei versi/ intrecciati al sussurro delle foglie./ Oltremare le pennellate per onde/ che avvolgono i silenzi sfilacciati/ nei frammenti che attendono prodezze./ In ogni dissolvenza c’è la traccia/ di quella gioia che sorvola fantasie.

Sensazioni e suggestioni sensoriali offrono ai lettori di queste liriche efficaci spazi di realtà e di riflessione. Basti citare, a titolo di esempio, Proposte, che esordisce così: Impigliato nei sentieri sconosciuti,/ lungo nere pareti, lo scenario/ del passato diviene fantasia/ e per una volta ancora minacciosa. E, insieme a Proposte, basti ricordare la seconda parte di Tramonto rosso: Così la vita china il capo, non vinta,/ ma riconciliata all’imprevisto,/ abbracciando l’attimo nel quale eterno/ tutto tace, e tutto resta impietrito nel miraggio./ Nel tramonto ogni sera si riscrive/ la poesia dell’ultima ora –/ una bellezza che non implora,/ ma si spegne, fiera, nel fuoco.

Antonio Spagnuolo, medico, poeta e scrittore ha pubblicato numerose opere in poesia e in prosa ed è presente in diverse mostre di poesia visiva italiane e internazionali. Dirige per la casa editrice La valle del tempo la collana "Frontiere della poesia contemporanea". Il suo blog Poetrydream offre un'eccezionale e attuale documentazione sulla poesia italiana dal 2012 a oggi attraverso note, recensioni, pubblicazioni di testi.


A. Spagnuolo, Dissolvenze e sussurri, La valle del tempo 2025

mercoledì 31 dicembre 2025

Poesie di pace e di guerra scelte da Valerio Magrelli

Poesie di pace e di guerra è un'antologia che raccoglie quaranta liriche di poeti di nazionalità diverse, scelti - tra quelli pubblicati nella "collana bianca" Einaudi - da Valerio Magrelli, che nell'introduzione scrive: 

"... la pace risiede nel suo non essere immediatamente percepibile. Perché stupirsi allora se, fra le quaranta poesie tradotte da quindici lingue e qui presentate, la grande maggioranza non la menzioni affatto? Per cantare la quiete, occorre narrarne l'assenza, evocarla per via negativa, pronunciarla attraverso il suo contrario [...] Come la nebbia di Totò a Milano, la pace, quando c'è, non la si vede".

I poeti presenti nella raccolta sono: Sá-Carneiro, Lear, Harrison, Cacciatore, Benn, Holan, Blok, Owen, Stevens, Seifert, Mutis, Loi, Borges, Giotti, Aviano, Lowell, Scève, Neruda, Larkin, Prévert, Fried, Enzensberger, Cummings, Kavafis, Sinigaglia, Khayyâm, Yeats, Xi Chuan, Kirsch, Apollinaire, Kaalø, Fortini, Sereni, Achmatova, Char, Machado, Hopkins e infine versi dall'Ecclesiaste e poesie accadiche.

Tra tutte le liriche di questo piccolo, prezioso libretto fuori commercio ho scelto di proporvi, in quest'ultimo giorno di un anno orribile, crudele con la pace e prodigo di feroci doni alle guerre, quella di Vladimír Holan, grande poeta ceco (1905-1980):

I bambini nel Natale dell'anno 1945

Vidi i bambini nel Natale dell'anno 1945.

Stavano dinanzi all'unica baracca a piazza Carlo

e stavano in fila uno dietro l'altro. Erano pallidi,

si prestavano le scarpe e soffiavano

sui polpastrelli delle dita senza unghie,

ma stavano là con pazienza - umilmente e come già grati in anticipo? -

aspettando il turno per comprarsi

zucchero filato su uno stecco, quest'aria dolce,

perché non c'era nient'altro...

E vidi un ragazzo affamato, correva con la valigetta

del panettiere per le ostie e già si allietava

che gli avrebbero dato in parrocchia tutte le briciole...

E vidi una madre, che all'alba infilzava

in un'acerba meluzza dei grossi chiodi

e la sera la faceva mangiare ai suoi piccoli,

convinta che avrebbero immesso così nel sangue almeno un po' di ferro...

Crudele mondo abbrutito, che farò con te?

Che farò, se nel frattempo sento i tuoi discorsi di ricatto su come

salvare la pace, mentre si dovrebbe militarmente intervenire?

(V. Holan, da Una notte con Amleto. Una notte con Ofelia, 1993)

I/Le poeti/e, quelli veri/e, vedono la realtà come nessun altro e possiedono le parole per dirla.

Poesie di pace e di guerra, Einaudi 2003


martedì 30 dicembre 2025

La luna non cade, di Maria Lenti

"[...] questa luna in ciel, che da nessuno cader fu vista mai se non in sogno". La luna del sogno di Alceta nell'Idillio di Leopardi dà il titolo a questa raccolta di articoli di vario argomento, scritti da Maria Lenti tra il 2007 e il 2012 per il Corriere Adriatico. "Un'occasione divertente" osserva la stessa autrice "perché diversa dalla critica letteraria e dalla poesia"; occasione di scrivere su eventi, memorie, oggetti, documenti, feste dell'una o dell'altra località delle Marche.

Nella prefazione Anna Carletti chiede a se stessa e al lettore perché leggere proprio ora scritti di carattere locale di molti anni fa e argomenta così: "La risposta è semplice: perché dentro questi frammenti di vita vive un tempo che non è morto, ma che continua a pulsare". E il tempo qui pulsa davvero, vivo e vitale. Come in "Quelle dolci memorie. Tutti in tavola" un racconto-excursus tra le prelibatezze gastronomiche marchigiane, specialmente quelle delle feste: "bontà infinita" e ricordi, aromi e profumi, attese e affetti. Non solo ricette. Queste ultime vengono soltanto sfiorate, suggerite, specie per quanto del loro valore affettivo rimane nei sensi e nella memoria. E, nel finale, un sorriso e un gioco d'infanzia la cui evocazione, dopo un felice assaggio di maccheroni (dolci tradizionali) con tanto di desiderio esaudito, si apre a una importante considerazione: "Che ci si debba impegnare, nelle cose che si desiderano, con la dolcezza dei dolci?"

Un'altra storia di impegno è "Ago e filo. Mettici un punto", "pezzo" dedicato a merletti e ricami, antiche arti di pazienza, ago e filo, precisione e creatività. Epopea di un lavoro che rasentava l'arte e che, nelle sue diverse varietà, dalle più semplici alle più complesse e preziose, disponeva alla contemplazione, alla lentezza, promettendo, alla fine, tutti i multiformi doni dell'attesa.

E poi l'Urbino di Raffaello, "declinato in mille luoghi": mani divine e magistrali pennelli, sguardi inediti e profonde scoperte, arte eccelsa e insegne di botteghe - nel senso di esercizi commerciali - contemporanee. Le elenca Maria Lenti e sembra di scorgere, tra quelle citazioni, un moto leggero d'ironia.

Non potevano mancare, infine, in questa rassegna di identità e di vita vissuta, gli aquiloni. "Aquiloni in festa. E in alto volano i sogni" è il testo che li narra e permette loro di innalzarsi sulla città e nel tempo, dipingendo le loro ali leggere in grembo al vento, nel momento, effimero ed eterno insieme, in cui "ognuno manda da una balza/ la sua cometa per il ciel turchino". Se penso a Urbino - città che non conosco per esperienza diretta - sono proprio gli aquiloni di Pascoli la prima immagine ad affacciarsi alla mia mente, con la loro forza evocativa, insieme all'ampio paesaggio, celeste bianco turchino, limpido di vento e d'innocenza. Perché, spiega l'autrice, "l'aquilone sfila, sul filo che lo porta in cielo, i desideri, i sogni del proprio pilota pensoso o di chi lo guarda e segue trepido il suo cammino. Può sconfinare. Può portarci in terreni, il suo manovratore o la sua pilota guardinghi, dove non si è mai stati". Così anch'io scopro di essere e di essere stata a Urbino e di potervi tornare grazie al racconto e alle immagini che mi regala.

Da un periodico locale e da una penna felice ci arriva dunque, proprio nei giorni delle feste quando più si è propensi alla sosta e alla memoria, questa antologia di brevi scritti capaci di aprire finestre di ricordi e di regalarci folate di aria limpida e profumata, insieme a squarci di arte e di poesia. 

M. Lenti, La luna non cade, Vivarte 2025. Ill. di Oliviero Gessaroli