giovedì 30 aprile 2026

Un curriculum per la creatività, di Hervé Tullet e Virgil de Voldère

Questo libro di grande formato, agile e coloratissimo, si propone di valorizzare la creatività infantile a scuola, ma anche in altre situazioni educative, come incontri con e sull’arte e attività di laboratorio diffuse in diversi ambiti, dalle biblioteche ai campi-scuola. 

L’aspetto del libro, come subito appare a chi lo sfoglia, rivela l'atmosfera chiara, colorata, luminosa e giocosa tipica di Tullet, che ha raccolto qui i suoi laboratori più rappresentativi e di successo, inseriti nell’originale progetto di «Expo Idéale», il cui fine è quello di valorizzare la creatività di bambine, bambini e non solo attraverso il libero incontro con l’arte. 

Nel libro Tullet sviluppa un percorso in venti lezioni, un itinerario unico, capace di condurre a un gratificante risultato finale. Le attività proposte sperimentano tecniche e forme espressive diverse che permettono a ciascuno di realizzare creazioni uniche e personalissime. 

A questo proposito Tullet osserva: “Quando diamo potere ai bambini, è notevole e commovente vederli affrontare la loro ‘missione’ e prendere la parola ‘lavoro’ seriamente. E funziona ogni volta”. Il percorso per la creatività, che sicuramente darà molte gratificazioni anche in Italia a chi lo intraprenderà, è opera della sinergia di Tullet con Virgil De Voldère, educatore molto attivo nel campo dell’arte. Nato a Parigi, risiede a New York dove promuove l’educazione bilingue franco-inglese e si dedica all’incentivazione dell’arte e degli artisti contemporanei. Hervé Tullet è un notissimo autore di libri per bambini, molti dei quali sono divenuti successi internazionali. 

La recensione completa è su Mangialibri: Un curriculum per la creatività | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

H. Tullet/ V. de Voldère, Un curriculum per la creatività, Erikson 2026

sabato 18 aprile 2026

Più in là del silenzio, di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri

Da molto tempo Claudia e Teodoro la sera dell’ultimo venerdì del mese si riuniscono a cena con altre due coppie di amici. La casa è ospitale, la cena ottima, la conversazione si rincorre leggera, le parole rimbalzano dall’uno all’altro commensale come in un gioco consueto, ma senza coinvolgimento né ascolto profondi, quasi come un rumore di sottofondo. O almeno è questo il modo in cui Claudia le percepisce. Così invia un provocatorio invito alle amiche e agli amici per il successivo incontro: esso sarà una cena del silenzio: “Niente parole, solo Mozart”. Teodoro, docente di storia, è un uomo colto, riservato, di poche parole nel privato, anche se brillante studioso e conferenziere. Claudia è amante delle cose concrete, come le stoffe del suo negozio di moda, come i gesti domestici che compie ogni giorno in casa e in cucina, gesti di affetto e di cura nei confronti di Teodoro che ha conosciuto e di cui si è innamorata dopo il fallimento di un precedente matrimonio. Tra i due rimane l’affetto, ma la comunicazione, quella profonda, non di circostanza, pare essersi interrotta. Le parole sono poche e piatte, spesso prevale il silenzio, ma non il silenzio buono, quello che mette a proprio agio ed esprime la tranquilla intesa che non necessita di molto parlare. Il silenzio tra Claudia e Teodoro è un silenzio reticente...

Scrive a Claudia Teodoro, in una lettera che poi distruggerà, perché è destinata più a fare chiarezza dentro di sé che ad avere una destinataria, per quanto privilegiata: “Non ti chiedo una risposta. Non voglio che questa pagina diventi un’altra conversazione sbagliata. Vorrei soltanto che, se mai la leggessi, ci trovassi uno spazio dove sederti un momento. Senza dover dire niente [...] Così: in silenzio. Non so che nome dare a ciò che stiamo costruendo. Non è tregua, non è attesa. Assomiglia più a una stanza che si apre quando smettiamo di bussare. Lì dentro, i rumori si abbassano e i gesti trovano posto. Lì, io ti riconosco”.

F. Guarducci e M. Milandri, Più in là del silenzio, Le Lettere 2026

La recensione completa è su Mangialibri, qui 
Più in là del silenzio | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

lunedì 13 aprile 2026

La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, di Eleonora Bellini

La raccolta è uscita nei primi giorni dello scorso autunno. Vincitrice ex aequo, del Concorso di Poesia "Vincenzo Pistocchi", introdotta da un'approfondita prefazione di Elisa Nanini, la silloge celebra la bellezza e la resilienza della Natura, utilizzando il fungo come metafora della vita che si rigenera nei cicli naturali e stagionali. Accolta con favore da lettrici e lettori, ha riscosso diverse attente recensioni. Ne diamo qui alcuni cenni.

Scrive Maria Lenti sul blog "I poeti del parco": "... una poesia etica che si può inserire nella riflessione odierna sulla difesa e la sopravvivenza di noi tutti, nell’aut aut quasi tra convivenza e distruzione, tra eredità da lasciare o incerimento: come pensatori i più diversi – mi sostiene in questo momento Liu Cixin e il suo Memoria del passato della Terra – ci avvertono, ci hanno avvertiti, su un bene a cui non può essere sottratta, non si deve sottrarre la sua linfa" (recensione per intero al linkLa metamorfosi del fungo di Eleonora Bellini - Poeti del Parco; e anche, sostanzialmente identica, in Capoverso n. 50, 2025, pp. 162-163). 

Sull'annuario della poesia italiana del 2025, "I limoni" (pp. 223-224), Alessandro Fo osserva, tra l'altro: "Il significato del curioso titolo riceve luce dalla lirica Zero della sezione eponima: "Inutili cose nella vita/ accumulate attorno,/ invadenti e invalicabili/ barriere. Poi t'avvedi/ della metamorfosi del fungo,/ del suo sguardo/ beffardo che t'indaga: qui/ fuori qualcosa ancora vive, si nutre, respira, muta e non/ dispera".

Antonio Spagnuolo nel suo blog Poetry Dream, totalmente dedicato alla poesia italiana, scrive: "ben numerate da uno a ventuno, nella prima sezione del volume, le poesie intrecciano un percorso che illumina sapientemente l’agire umano, tra effimerità e saggezza, tra illusione e riconoscimenti, tra scontri ed impegni, tentando di scoprire quel respiro sottile che si agita vertiginosamente tra l’amore e la morte. “Lì tra l’erba, ai piedi del tronco/ raschiato dalla lama/ degli anni e dalla fame/ delle larve, un gruppetto/ di funghi se la conta:/ come sarà il tempo e quanti giorni/ di rugiada e quanta siccità e il nostro/ ombrello siamo noi. Pur/ liberi, abbiamo il nome e un numero/ tatuato sul gambo o impresso/ nella carne. La vita è una faccenda/ di angoli e di numeri, di conche/ d’acqua e di aridi interstizi, a volte/ i sole e vento e di silenti lune.” Pennellate variopinte che risplendono tra foglie e tetti, anche quando i ricordi si affacciano prepotenti per riallacciare l’esilio dimenticato e sorpreso (la recensione per intero si legge al link: Poetrydream: settembre 2025, nel post del 26 settembre 2025).

La recensione di Rosalba Le Favi si trova su "Mantova poesia" sempre dello scorso settembre


Infine, ma non ultima, una citazione dalla presentazione di Elisa Nanini (pp. 5-9): "«L’alloro / abbattuto lascia un ceppo / votato a un nuovo e multiforme brulicare»: dove persino la pianta della Poesia sembra esperire materialmente la ferita della precarietà e della trasfigurazione, tra il muschio e la ghiaia delle pagine della silloge La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie di Eleonora Bellini, è inaspettatamente il «fungo», modesto e terreno ma in realtà intessuto di una radicata tradizione simbolica di evoluzione e rinascita, a insegnare ad attendere, ad abitare luoghi di passaggi e malinconiche decadenze fino alla bellezza di un respiro plurale. Proprio quest’umile elemento che attraversa il binomio vita morte nei miti e nel folklore di diverse culture, dall’associazione con il divino e con la fecondità dell’antica Grecia al fondo magico di gnomi e fate dell’area irlandese, assurge a «fiammifero» di una dimensione misterica e insieme ontologica, porgendo attenzione e voce alla dignità delle esistenze calpestate e scandendo di trasformazione in trasformazione la conta del tempo."

E. Bellini, La metamorfosi del fungo e altre caduche poesie, pref. Elisa Nanini, Macabor 2025
link LA METAMORFOSI DEL FUNGO e altre caduche poesie


sabato 11 aprile 2026

Gli anni di mezzo, di Rudyard Kipling

Quarantacinque Poesie e trentuno Epitaffi di guerra, di rara efficacia: “Quest’uomo, nella sua terra pregava dèi che non conosciamo./ Preghiamo Loro che lo ricompensino per il suo coraggio nella nostra”, due lunghi versi per rendere omaggio a uno dei tanti, dimenticati, soldati indiani che diedero la vita per la Gran Bretagna nella Prima guerra mondiale. 

Oppure: “Alla prima ora del mio primo giorno/ nella trincea del fronte caddi”, omaggio a un giovane, inesperto soldato. O ancora: “Se qualcuno chiede perché siamo morti, / dite loro, perché i nostri padri mentirono”. 

E infine: “Lui dal nord battuto dal vento con nave e compagni discese, / Cercando uova di morte seminate da scafi invisibili./ Molte ne trovò e le trasse fuori. All’improvviso la pesca finì/ nel fuoco e in un fiato furente, non nuovo agli occhi rapaci dei gabbiani”. Epitaffi fuori da ogni epica imperiale che invece alimenta altre, bellicose, poesie di Kipling.  

The Years Between, raccolta del 1919, ora per la prima volta tradotta in italiano, comprende quarantacinque poesie che potremmo definire epiche e civili e trentuno epitaffi, certamente la parte più moderna della silloge e la più vicina alla sensibilità contemporanea. 

Figlio dell’Inghilterra vittoriana ed edoardiana (nella raccolta si legge una poesia dedicata a Edoardo VII, che “con semplicità, come un servo che serve, egli servì e morì./ Tutto ciò che i Re bramano era suo, e lui lo lasciò per noi”), Kipling fu un uomo del suo tempo, un vate dai versi lunghi e solenni al quale non furono ignoti lo spirito imperiale di conquista, un forte accento identitario (pronto a sconfinare nell’avversione pura e semplice contro gli Irlandesi cattolici), la retorica della guerra, l’idea della missione civilizzatrice dei popoli “primitivi” da parte dell’Impero britannico. Fino a quando nel 1915, nella battaglia di Loos, morì il suo unico figlio. Il dolore per questa perdita, mai placatosi, asciugò i suoi versi e fece volgere il suo sguardo alle vicende di un’umanità semplice, più affine alla fatica e alla sofferenza che alla gloria e ai fasti patriottici. 

La recensione completa è su Mangialibri: Gli anni di mezzo | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Rudyard Kipling, Gli anni di mezzo, Oligo 2026


venerdì 10 aprile 2026

Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di Gaza, di Didier Fassin

Nel 1940, poco dopo l'invasione della Francia da parte della Germania nazista, Marc Bloch (1886-1944) scrive La strana disfatta, analisi della sconfitta francese che attribuisce non solo a errori militari, ma soprattutto alla profonda crisi morale, intellettuale e organizzativa della classe dirigente francese del tempo e degli intellettuali in primis. Ora esce in Italia, con il medesimo titolo, un saggio di Didier Fassin, medico già vicepresidente di Médecins sans frontières e antropologo, un super tascabile della collana "Idee" di Feltrinelli Editore, che reca come sottotitolo "Sul consenso dell'annientamento di Gaza".

Nel suo saggio Fassin esplora le radici storiche della presente "disfatta", ma non solo. Ne sonda e ne chiarisce il rovesciamento del giudizio morale, sia sui fatti del 7 ottobre 2023, sia sulla successiva reazione da parte di Israele, ormai accertata come genocidio; esamina il lessico usato per descrivere gli eventi, diverso a seconda che si parli dell'una o dell'altra parte ("difesa" per Israele, "terrorismo" per la Palestina, ad esempio); rileva la gerarchia con cui si "catalogano" le vittime assegnando un valore minore alla morte dei Palestinesi; restituisce significato alle parole ed esige che, sempre, venga assicurata dignità alla vita, ad ogni vita.

La conclusione è un atto di accusa nei confronti dell'attuale cecità e perdita di umanità da parte dell'Occidente, perché l'annientamento di Gaza non riguarda soltanto il popolo palestinese, ma tutta la "civiltà occidentale" e le possibilità future di adesione a un ordine etico condiviso del mondo. 

La recensione completa si legge su UTOPIA21 al link: Una strana disfatta def.pdf - Google Drive


    Didier Fassin, Una strana disfatta. Sul consenso all'annientamento di GazaFeltrinelli Editore, 2026. Traduzione di Lorenzo Alunni


mercoledì 1 aprile 2026

Breve storia del pesce d'aprile, di Giuseppe Pitré

Prima del 1860 nessuno a Palermo conosceva la “burla del pesce d’aprile” e nessuno ne aveva mai scritto sulle locali gazzette, afferma Giuseppe Pitrè all’inizio del suo saggio dedicato all’allegorico pesce all’origine di scherzi che in breve si radicarono tra le “alte e medie sfere sociali, senza scendere mai al popolino propriamente detto” del capoluogo siciliano. L’uso di fare scherzi al primo d’aprile risultava essere diffuso in Francia, a Ginevra, a Genova e a Bologna, città dalle quali aveva potuto diffondersi in altre località della penisola fino in Sicilia. Narra ancora Pitrè che, secondo Friedrich Nicolai, che scriveva nel 1787, l’usanza del pesce di aprile era già attestata in Firenze, Modena, Milano, Torino, città nelle quali lo scherzo consisteva spesso nell’inviare un messaggero con lettere urgenti che poi, una volta aperte dai destinatari, rivelavano nient’altro che un foglio sul quale era disegnato un pesce. L’usanza, però, sembra aver avuto la sua prima origine in Francia, dove l’espressione “regalare un pesce d’aprile” significa imbrogliare, trarre in inganno, beffare qualcuno. A Parigi numerosi scherzi si fanno ai fanciulli che vengono spediti a sbrigare commissioni assurde come andare ad acquistare del sale dissalato, o un uovo di gallo, o una corda per legare il vento...

Giuseppe Pitrè nel suo scritto - stampato nel 1886 in una prima, limitata, edizione - dopo avere passato in rassegna usanze, proverbi, cantilene dedicate ai pesci d’aprile in diverse città e nazioni di ogni parte d’Europa, confida ai suoi lettori di non poter dare loro certezze, perché, pur dopo tante ricerche “è difficile trovare nel campo delle tradizioni popolari un uso la cui origine sia tanto oscura e controversa quanto questo”.

Giuseppe Pitré, Breve storia del pesce d'aprile, Graphe.it 2023

La recensione completa si legge su Mangialibri: Breve storia del pesce d’aprile | Mangialibri dal 2005 mai una dieta